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giardino esterno.
L'intero edificio si articola all'interno di un perimetro di 130 metri e sviluppa su due piani fuori terra e uno interrato sulle due ali laterali, mentre sulle ali principali si sviluppa su tre livelli. Attualmente tutto il castello è inagibile e pertanto non è stato possibile visitare l'interno e descrivere i vari ambienti. Si sa comunque che venne frazionato in varie unità abitative, per lo più dislocate ai piani superiori, mentre al piano seminterrato e a piano terra vi sono prevalentemente depositi agricoli e cantine. Sulla sua origine non si sa molto come poche sono le notizie riferite alla sua evoluzione e trasformazione architettonica. Francesco Paternoster nel suo volume "L'antica Salvia oggi Savoia di Lucania" scrive"…….di sicuro rimonta all'epoca feudale e, precisamente, al tempo delle dominazione normanna e di Rggero II….." nel dicembre del 1239 Robertus de Salvia doveva provvedere alla custodia di alcuni prigionieri Longobardi". All'epoca però il castello aveva dimensioni molto più ridotte dal momento che doveva assolvere ad una funzione prettamente militare. Di sicuro non aveva la tipologia a corte, qual è quella attuale, ma ad L. I primi lati costruiti sono stati quello a Sud e quello ad Ovest; successivamente fu aggiunto il lato Est intorno all'androne di accesso assumendo l'attuale conformazione. L'ipotesi della costruzione in fasi diverse ha trovato conferme nella letteratura dei danni provocati dal sisma del 23.11.1980. Nella relazione allegata al progetto di restauro, trasmesso alla Soprintendenza nel 1986, redatto dall'architetto Pasquale Pucciarelli, è riportato che l'ala Nord del fabbricato, che si ipotizza sia stata costruita per ultima, oltre ad avere i muri meno spessi, ha subito, proprio lungo i lati di attacco alle altre ali, i danni più gravi per la mancanza di connessioni delle strutture murarie tra loro. Inoltre, il lato Est si configurava come difesa naturale costituito dallo strapiombo che ora è occupato dal giardino e dalle case sottostanti. Con il passare del tempo, l'impianto è variato, passando da edificio adibito a scopi militari, a centro della vita del paese: l'antico casale, diventato un tipico borgo feudale, si era ripopolato con l'arrivo dei profughi della città di Satriano, distrutta nel 1430 e da qui, forse, nacque l'esigenza di avere più sicurezza e si pensò di chiudere a corte l'originaria fabbrica. L'ampliamento avvenne, con ogni probabilità nei secoli XV e XVI quando il castello era posseduto dalla famiglia Caracciolo; a quell'epoca si fa risalire anche la costruzione della galleria. Sostanzialmente questo impianto è stato mantenuto fino al dopoguerra quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione con l'aggiunta di corpi di scala all'esterno per l'accesso ai piani superiori e la chiusura della galleria. Ciò è avvenuto anche in seguito allo smembramento della proprietà che fino ad un certo punto aveva un solo referente, la famiglia Laviano, e poi, con l'acquisizione da parte dei cittadini, è iniziata la trasformazione ad uso abitativo. Da un punto di vista costruttivo l'edificio è in pietra non squadrata. Le superfici orizzontali sono in legno e laterizi e in alcuni ambienti vi sono volte a botte o a crociera, in pietra e laterizi, che strutturalmente non presentano uno schema leggibile essendo state costruite con materiali disomogenei e con metodi molto approssimativi. Questo spiega anche la gravità dei danni che hanno riportato le strutture proprio in corrispondenza di incroci, innesti e volte. La copertura è in coppi con una "Romanella" a doppio strato. Nel complesso non esistono all'interno particolari di notevole interesse artistico, salvo i dipinti ottocenteschi presenti in una stanza dell'ala orientale, attualmente quasi distrutti per le continue infiltrazioni di acqua causate dai danni del terremoto. Le vicende storiche del castello, alquanto complesse, hanno inizio proprio con il terremoto del 1980 che, provocando molteplici danni, ha dato origine a una serie di problematiche a tutt'oggi non ancora risolte. Subito dopo il sisma, il 3 dicembre, il Sindaco chiede alla Sopraintendenza di verificare urgentemente la staticità del castello che nel frattempo era stato transennato a cura del Genio Civile, ed informa di aver emesso in data 25.11.1980 un'ordinanza di chiusura del centro storico per eventuali crolli delle abitazioni ivi ubicate nonché della chiesa Madre del Castello. Nel maggio successivo la Sopraintendenza avvia lavori di puntellamento o presidio nonostante il castello fosse esclusivamente di proprietà privata e non fosse stato ancora a posto il vincolo monumentale. E' proprio questa situazione a determinare ritardi e confusione dei ruoli da parte dei vari Uffici competenti e a limitare gli interventi da parte della Sopraintendenza dei Beni Ambientali e Architettonici. Nulla succede negli anni successivi nonostante il castello viene dichiarato monumento nazionale con Decreto Ministeriale del 27.10.1983. Qualche anno dopo, il 16 dicembre 1986, il comune di Savoia trasmette alla Sopraintendenza il progetto di consolidamento e restauro redatto dall'arch. Pasquale Pucciarelli, con esaustiva relazione tecnica e documentazione dello stato di fatto dell'edificio che evidenziano il degrado strutturale e le pessime condizioni estetiche. Nella relazione si legge che la copertura del lato nord è completamente caduta insieme a pezzi di muratura, che i pavimenti sono per la maggior parte inesistenti e in pessimo stato di conservazione. Tuttavia, le conclusioni affermano che l'edificio, pur avendo subito danni gravissimi, si presenta recuperabile sia dal punto di vista statico che architettonico. Nonostante il comune acquisti nel 1988 parte del castello, il problema della conservazione dell'immobile è accantonato per mancanza di finanziamenti e intanto le condizioni del fabbricato si aggravano. Ciò viene messo in luce dalla Soprintendenza che in una nota del 15 maggio 1991, nel segnalare un'accentuazione del degrado statico e architettonico dovuto al totale abbandono, invita l'Amministrazione comunale a dar corso all'intervento di restauro già approvato nel 1986. Ripetute segnalazioni da parte del sindaco si succedono in merito alla necessità di reperire finanziamenti e in una relazione tecnica trasmessa il 12 gennaio 1993 il comune fa esplicita richiesta di un contributo straordinario di £. 1.000.000.000 per poter realizzare i lavori. Nella relazione si evidenzia che la situazione si è notevolmente aggravate in seguito degli ultimi eventi tellurici verificatisi a maggio 90 che hanno reso il processo di decadimento irreversibile. Dello stato di assoluto pericolo in cui si trova il castello viene informata anche la prefettura che richiama la Soprintendenza sulla necessità di un intervento di somma urgenza sulla copertura in lamiere che è fonte di pericoli per la pubblica incolumità. Un fitto carteggio tra le Autorità regionali per la definizione delle competenze e per il reperimento di finanziamenti rivela la gravità delle problematiche del castello e del costante impegno del Comune che il 24 luglio 1993 con telegramma comunica alla Soprintendenza che IL GIORNO 26 C.M. PROCEDERSI CON MEZZI ED OPERAI COMUNALI DATA MANCANZA ECONOMICA AT DEMOLIZIONE TOTALE FACCIATE VIA SOLFERINO E PIAZZA MARCONI. Fortunatamente non si diede avvio a tale demolizione e fino al 1998, quando il comune riformula la richiesta di contributo, tutto rimane pressoché fermo. Anche la conferenza di servizi del Comune e convocata dal Prefetto il 12 novembre 1999 con il Sindaco, la Protezione Civile, la Soprintendenza, il Provveditorato alle OO.PP., il Dipartimento Assetto del Territorio per esaminare le problematiche attinenti l'edificio non sembra porti a risoluzioni tant'è che con nota del 28 dicembre 1999, il sindaco con profonda sfiducia nei confronti delle istituzioni, fa notare, che nonostante numerosi appelli non è stata presa in considerazione la stabilità dell'antico maniero e lamenta di non essere ancora in possesso del verbale di somma urgenza di cui ne era emersa la necessità. Sicuramente più positiva fu invece la seconda conferenza di servizio dell'8 febbraio 2001 in cui il Prefetto, nel richiamare l'attenzione sul contenuto di una lettera nella quale la Soprintendenza invita i proprietari del castello a provvedere alle opere necessarie per la messa in sicurezza della struttura, conclude affidando al Sindaco le questioni relative alla sicurezza e ai proprietari quelle concernenti la manutenzione. Un passo decisivo è il protocollo d'intesa tra il Comune, la Soprintendenza e i privati proprietari firmato 10 maggio 2001. Il 23 ottobre 2001 la Direzione Generale per i Beni Architettonici e per il paesaggio chiede alla Soprintendenza aggiornate notizie in merito alla questione castello. Il Comune, interpellato dalla Soprintendenza, risponde che ha inserito il ripristino del castello in un P.I.R. dove interagiscono varie componenti economiche ed amministrative e che tutto questo ha procrastinato i tempi di attuazione. Il nuovo progetto di restauro presentato alla Soprintendenza il 2 gennaio 2003, oltre a consolidare la parte strutturale e a ripristinare lo stato estetico è finalizzato alla costruzione di un Museo Civico Salviano e di una sala multimediale nel sottostante giardino pubblico.Tutto ciò e in attuazione del programma del PIR con fondi rivenienti dall'accordo di programma quadro, sottoscritto tra la Regione Basilicata e Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La programmazione prevede la realizzazione di un polo mussale con servizi annessi al castello e zone limitrofe. Specificatamente sono previste, la "Collezione Vernotico" sul Ventennio e la "Sezione Passannante". La "Collezione Vernotico", dal nome di un cittadino di Savoia che intende donare al Comune la sua "raccolta" consta di oltre 40.000 pezzi: di grande interesse è il materiale cartaceo (libri, riviste, giornali ecc.) attinenti la regione Basilicata e i comprensorio del Meandro. La sezione "Fondazione Giovanni Passannante" è riferita alla storia salviana e alla vicenda del cambio di nome del paese. Una sorte di centro studi il quale, partendo da precisi fatti storici attinenti la storia salviana, spazierà lungo la direttrice della costruzione dell'Italia unita e della democrazia. In connessione con il museo è in previsione anche la scuola di restauro dei metalli per la necessità, visto il numero cospicuo di pezzi di metallo, di avere un laboratorio continuo d'analisi a tutela del patrimonio dal punto di vista tecnologico e scientifico, oltre ad essere un punto di riferimento per l'intera Italia meridionale. A tutt'oggi nulla ancora è stato fatto ma sono sicuramente imminenti gli inizi di questo ampio progetto che vedrà la totale restituzione del "rinnovato castello" alla collettività salviana.
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